
Un progetto strutturato per intercettare, proteggere e accompagnare verso una nuova vita i lavoratori vittime di sfruttamento agricolo. Il Comune di Latina entra ufficialmente nella sperimentazione nazionale promossa da Anci per l’emersione del caporalato e la presa in carico delle vittime, un programma che mette a disposizione dell’ente un finanziamento di 160mila euro da utilizzare entro il 31 dicembre 2027 per servizi diretti ai beneficiari.
La Giunta comunale, con la delibera n. 105 del 28 maggio scorso, ha confermato l’adesione al progetto e affidato all’assessore al Welfare Maurizio Galardo la sottoscrizione della convenzione con Anci, ribadendo che l’iniziativa non comporterà costi aggiuntivi per le casse comunali.
L’intervento nasce da una consapevolezza precisa: Latina rappresenta uno dei territori simbolo del fenomeno del caporalato in Italia. Nella proposta tecnica predisposta dal Comune viene evidenziato come l’Agro Pontino, con la sua agricoltura intensiva e le coltivazioni in serra, richieda una grande quantità di manodopera stagionale. In provincia operano circa 20mila lavoratori agricoli regolari, di cui 19mila stagionali, mentre gli stranieri rappresentano circa sette braccianti su dieci. Una presenza particolarmente significativa riguarda la comunità Sikh di origine indiana, stimata tra le 10mila e le 30mila persone.
Secondo il progetto, proprio la natura stanziale di questa comunità ha trasformato lo sfruttamento lavorativo in un fenomeno radicato e quotidiano, che richiede strumenti specifici per essere contrastato. Negli ultimi anni il Comune ha già sviluppato una rete di collaborazione con Prefettura, Questura, sindacati e associazioni che operano nel settore dell’immigrazione, attraverso iniziative informative e sportelli itineranti nei borghi.
La nuova sperimentazione punta ora a fare un passo ulteriore. Per ogni lavoratore che entrerà nel programma verrà costruito un Percorso di Assistenza Individuale. La prima fase sarà dedicata all’apprendimento intensivo della lingua italiana, considerata una delle principali barriere all’integrazione e all’accesso ai diritti. Successivamente saranno attivati percorsi di orientamento professionale, bilancio delle competenze, redazione del curriculum, corsi di formazione e riqualificazione professionale, fino all’accompagnamento verso tirocini, apprendistati e opportunità di lavoro regolare.
Accanto agli interventi occupazionali sono previsti servizi complementari fondamentali per favorire l’autonomia delle persone coinvolte. Il progetto contempla infatti contributi per l’alloggio, supporto nella ricerca di soluzioni abitative, assistenza legale specializzata, orientamento ai servizi pubblici, sostegno nelle pratiche amministrative e accompagnamento verso i servizi di assistenza primaria garantiti dal territorio, compresa la rete della Caritas.
Particolare attenzione sarà dedicata ai lavoratori che decidono di denunciare i propri sfruttatori. La rete SAI e il progetto LGNet, già operativi sul territorio comunale, potranno offrire accoglienza temporanea e supporto ai beneficiari, soprattutto nei casi caratterizzati da particolari fragilità sociali o sanitarie.
Il coordinamento sarà affidato al Servizio Politiche Sociali del Comune di Latina, che lavorerà insieme a esperti legali, assistenti sociali, educatori professionali, operatori sociali e mediatori linguistici. L’obiettivo dichiarato è costruire un sistema stabile capace non solo di assistere le vittime, ma anche di favorire l’emersione di un fenomeno che continua a rappresentare una delle principali ferite sociali ed economiche dell’Agro Pontino.
In questo senso, il progetto rappresenta uno dei più importanti interventi messi in campo negli ultimi anni sul fronte del contrasto al caporalato, con l’ambizione di trasformare la denuncia da gesto isolato a concreta opportunità di riscatto e inclusione sociale.



