
Gli scalini, l’atrio e a destra una foto gigante. In mezzo ai filari, la camicia azzurra con le maniche rimboccate, un bel paio di pantaloni grigi, la catenina d’oro e i baffoni c’è lui. Luigi Salvi. Che portava la frutta al mercato. Nato a Cenate Sotto (Bergamo), arrivato a Ferrara nel 1966. Un pioniere che ha fondato partendo da zero un’azienda che è diventata un colosso, leader in Europa e nel mondo nella produzione e vendita della frutta. “Cinque generazioni, pronti a raccogliere le sfide”, dice Marco Salvi, a capo di Salvi Unacoa e presidente nazionale di Fruitimprese. Al suo fianco il fratello Giuseppe Salvi. C’è anche Il nipote Michele, la quinta generazione. E loro Shavkatjon Abdurazakov, governatore di Namangan in Uzbekistan, e l’ambasciatore Abat Fayzullaev.
A pochi metri, oltre il piazzale, c’è lo stabilimento. Dal primo ottobre Islom Samiboev, nel suo paese muratore, insieme ai suoi 35 compagni di viaggio sistema una montagna di kiwi, un fiume che finisce nelle scatole, viene confezionato, il marchio alla conquista del mondo. Made in Fe. Un progetto pilota, unico in Italia, per far arrivare braccianti dall’estero, ospitarli, formarli, portarli con il pulmino al lavoro. E dare così un doppio colpo, alla carenza di manodopera ormai cronica nelle campagne. E strapparli ai tentacoli del caporarlato che si allungano, proprio grazie alle inflitrazioni nei trasporti e negli alloggi, nella nostra provincia.


