
Una situazione profondamente diversa da prefettura a prefettura, persino all’interno di una stessa regione. È quanto emerge dal sito della campagna “Ero straniero”, che oggi ha pubblicato un approfondimento sugli esiti del Decreto flussi relativamente agli anni 2024 e 2025 a livello territoriale e le differenze che esistono da provincia a provincia. Dai dati (aggiornati alla fine del 2025 e ottenuti attraverso la campagna dalle amministrazioni coinvolte, tramite l’accesso agli atti) e dalle infografiche elaborate dalla stessa campagna, emerge chiaramente una situazione profondamente diversa per ciascuna prefettura, a riprova di un sistema che produce esiti radicalmente diversi a seconda di dove si presenta la domanda e della enorme difficoltà delle amministrazioni pubbliche coinvolte a portare a termine le istruttorie e consentire l’assunzione e il rilascio di un titolo di soggiorno alle decine di migliaia di lavoratori e lavoratrici in attesa di fare ingresso in Italia attraverso l’unico canale disponibile.
La fotografia degli esiti fallimentari del Decreto flussi conferma la disuguaglianza territoriale esistente. Come evidenziato a livello nazionale nell’ultimo Dossier annuale, a quasi due anni dai click day del 2024, a fronte di 146.850 ingressi programmati, risultano 24.858 permessi di soggiorno in via di rilascio, pari a un tasso di successo del 16,9%: solo 17 persone circa su 100 sono in Italia con un lavoro e un regolare titolo di soggiorno. Dall’analisi dei territori emerge che, sul totale dei permessi di soggiorno rilasciati, il 60% si concentra tutto nelle prime 20 prefetture (Verona, Ragusa, Trento, Cuneo, Lecce, Milano, Latina, Bari, Bolzano, Brescia sono le prime dieci): il sistema, quindi, non fallisce in modo uniforme ma produce poche aree che “chiudono” le istruttorie e moltissime altre ferme, dove si registrano ritardi e pratiche accumulate, rinunce, archiviazioni e percorsi interrotti.
Tre grandi città raccontano, meglio di qualsiasi media nazionale, un sistema che produce esiti radicalmente diversi a seconda di dove si presenta la domanda. A Roma nel 2024 risultano 33.294 domande a fronte di 6.814 quote di ingresso previste e solo 85 permessi di soggiorno in via di rilascio. A Napoli le domande sono 120.923, le quote 4.403 e i permessi di soggiorno 269. A Milano, con 36.375 domande e 2.395 quote, i permessi di soggiorno sono 940. Tre capoluoghi, la stessa procedura, risultati incomparabili. «È l’effetto “lotteria amministrativa” che emerge con forza quando si guarda ai territori», sostengono in una nota i promotori della campagna “Ero straniero”.
Come detto, la difformità opera anche all’interno della stessa regione, tra una prefettura e l’altra. Nel Lazio, sempre rispetto al 2024, Roma pesa per circa metà del volume delle domande su base regionale, con quasi il 49% delle domande ricevute ma produce appena il 7% dei permessi di soggiorno; Latina pesa meno sulle domande (circa il 37%) ma produce oltre il 70% dei permessi di soggiorno nel Lazio, anche considerando che circa l’86% di questi riguarda il lavoro stagionale, il canale da sempre più efficace. Tuttavia, anche se Latina è tra gli uffici che risultano più efficienti a livello regionale e nazionale, si parla di solo tre persone ogni dieci che sono riuscite, nel 2024, ad avere un permesso di soggiorno e resta altissimo il rischio di restare vittime di irregolarità e sfruttamento lavorativo.
«Il quadro territoriale, da un lato, conferma (in negativo) ciò che emerge dal monitoraggio a livello nazionale», sottolinea la nota. «Il meccanismo dei flussi e del click day non consente di far entrare la manodopera programmata ma determina a ogni passaggio una perdita consistente dei posti di lavoro previsti. Dall’altro, siamo davanti a un meccanismo che produce esiti profondamente diversi a parità di regole e carico di lavoro, una sorte di ingiustizia territoriale causata dal modo in cui la procedura viene concretamente gestita e dalla cronica carenza di personale nelle prefetture e questure italiane e nelle rappresentanze all’estero: le amministrazioni coinvolte nella procedura dovrebbero approfondire le ragioni di scarti così ampi tra uffici che operano in condizioni simili. Soprattutto, manca la volontà politica di affrontare tali limiti a livello strutturale. Quanto fatto finora, rispetto alla stabilizzazione del personale in alcuni di questi uffici, non basta: tutti gli uffici coinvolti nella procedura vanno rafforzati in maniera stabile. Rimane poi imprescindibile una sempre maggiore automatizzazione della procedura, in particolare rispetto alla richiesta di visto di lavoratori e lavoratrici presso le nostre rappresentanze diplomatiche all’estero che delegano ad agenzie private parte del lavoro, complicando il passaggio e rendendolo più esposto a ricatti e corruzione. Un investimento politico e finanziario per rendere finalmente efficace il meccanismo d’ingresso per lavoro nel nostro Paese non è più rinviabile, a partire dall’introduzione di canali diversificati e flessibili, come da tempo la campagna “Ero straniero” propone».



