
Non un semplice convegno, ma l’avvio di un percorso culturale, sociale e istituzionale che rimette al centro il diritto all’identità e il dovere della cura. È questo il cuore del meeting “Ascoltare le radici, accompagnare il futuro”, promosso da Hands for Adoptions, che ha riunito professionisti, istituzioni e realtà del Terzo Settore in un momento di confronto ad alto valore umano e progettuale MEETING ISTITUZIONALE HANDS FOR ADOPTIONS….
Un incontro che ha sancito una nuova visione dell’adozione: non più intesa come atto burocratico, ma come vero e proprio processo di vita, fondato su ascolto, accompagnamento e responsabilità collettiva.
Una rete che mette al centro il bambino
Ad aprire i lavori è stato il presidente di Hands for Adoptions, Paolo La Francesca, insieme all’on. Fabio Porta, con un messaggio chiaro: la centralità del minore, dell’adolescente e della famiglia deve guidare ogni scelta, costruendo una rete di competenze professionali e umane capace di accompagnare nel tempo le storie adottive.
È emersa con forza la volontà di strutturare un sistema integrato tra famiglie, territorio e istituzioni, come sottolineato anche dal vicepresidente Alessio D’Aniello, che ha illustrato le linee strategiche e l’assetto organizzativo dell’associazione, pensati per generare impatto reale e misurabile.
Un protocollo per dare forza alle azioni
Uno dei momenti più significativi del meeting è stato la firma del Protocollo d’Intesa tra Hands for Adoptions e ANCOS, presentato dal presidente Paolo Ragusa. Un passaggio che sancisce un’alleanza fondata su competenze, responsabilità e impegno sociale, con l’obiettivo di costruire interventi duraturi a favore delle persone e dei territori.
L’ascolto come presidio di tutela
Ampio spazio è stato dedicato al ruolo dell’ascolto professionale come presidio di tutela nei percorsi adottivi. Psicologhe, pedagogiste e responsabili di sportelli di ascolto – tra cui Fabiana Lefevre, Lillia Azevedo e Federica Figurella – hanno raccontato il valore di un accompagnamento continuativo, strutturato e gratuito, capace di sostenere famiglie e minori nelle diverse fasi dell’adozione, favorendo stabilità emotiva, consapevolezza e costruzione del legame.
Scuola, migrazioni e inclusione: l’adozione come cultura
Il meeting ha allargato lo sguardo al tema dell’inclusione sociale, coinvolgendo anche scuola e mondo dell’immigrazione. Giuseppe Arnone ha evidenziato l’importanza di educare gli studenti all’empatia e al rispetto attraverso percorsi di sensibilizzazione sull’adozione, mentre Zakaria Mohamed Ali e Fabiana Santos hanno posto l’accento sul supporto psicologico ai migranti, come strumento essenziale per prevenire marginalità e favorire l’integrazione.
Un laboratorio nazionale di accoglienza
A chiudere l’incontro, la presentazione del team multidisciplinare di Hands for Adoptions, composto da psicologi, pedagogisti, educatori e professionisti dell’area sociale, che operano tra Italia e contesti internazionali. Un’équipe che rappresenta oggi uno dei più strutturati laboratori italiani di accompagnamento all’adozione e all’inclusione.
Ogni bambino conta
Le immagini e i messaggi che hanno accompagnato il meeting – “Ogni mano conta”, “Ogni bambino conta”, “I loro sguardi meritano futuro” – sintetizzano la filosofia dell’associazione: restituire dignità, ascolto e futuro a chi è in attesa di una famiglia.
Con questo meeting, Hands for Adoptions non ha semplicemente presentato un programma, ma ha lanciato una vera chiamata alla responsabilità collettiva, tracciando un nuovo modello di accoglienza fondato su radici, ascolto e casa. Un modello destinato a fare scuola nel panorama nazionale delle politiche per l’infanzia e la famiglia.



